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01/10/2008 - Presca Fabio 

a cura di Fabio Presca e Maurizio Monego

Nella riunione culturale di Febbraio 2007 del Club di Udine, la relazione di Fabio Presca, referente “Sport disabili” del Multidistretto Italia, ha affrontato il tema delle barriere culturali nei confronti della disabilità. Porre al centro dell’attenzione e dell’approccio ai disabili la “persona” significa liberarsi di pietismi e luoghi comuni. Lo sport è un diritto per tutti, ciascuno con i propri limiti ma con tutta la carica di umanità che lo sport può offrire.

 

Articolo pubblicato nella rivista P.I. n. 3 anno 2006

di Maurizio Monego

 

Fra i compiti del Panathlon International, uno dei più difficili è quello di dare delle linee guida nel campo della diffusione di una cultura nei confronti della disabilità.

- Lo è perché si tratta di un mondo complesso, in cui occorrono sensibilità, motivazioni e profonda conoscenza dei problemi.

- Lo è perché le realtà del rapporto sport/disabili sono molto diverse, da paese a paese, da cultura a cultura e dipendono dal tipo di disabilità.

Il Panathlon può e deve svolgere prevalentemente un’azione indiretta nei confronti di chi affronta lo sport con differenti gradi di abilità. Esistono associazioni specializzate, famiglie coinvolte che conoscono problematiche e modi di affrontarle; esistono enti ed associazioni che operano nel campo della solidarietà; esistono le organizzazioni nazionali e periferiche del IPC (International Parolimpic Commitee).

Dobbiamo affiancare queste entità, in punta di piedi, mettendoci a servizio, aiutando a risolvere piccoli problemi.

Il Panathlon International può cercare la collaborazione con l’IPC per sviluppare campagne di sensibilizzazione al rispetto e alla comprensione del mondo dei disabili, con particolare riferimento all’attività sportiva; deve indicare linee guida per una possibile azione comune dei Distretti e dei Club.

E’ quanto si vuole proporre con questo articolo.

Il Multidistretto, quello che riunisce il maggior numero di club, può suggerire e proporsi per azioni coordinate entro una gamma di possibilità che rispettino le autonomie dei club e rientrino nel campo della fattibilità.

Un ruolo fondamentale può avere nel coordinare l’informazione, sollecitandola in continuazione.

Occorre far conoscere a tutti ciò che ciascun distretto realizza. La conoscenza reciproca stimola le idee e fornisce esempi da imitare.

E’ auspicabile che il Multidistretto e i Distretti possano instaurare rapporti continui od occasionali con il Comitati Paralimpici locali, affiancandoli in iniziative, che possono andare da questioni di Diritto ad aiuti alla organizzazione di eventi, da pubblicazioni a partecipazione a convegni, da monitorare a concretizzare l’eliminazione delle barriere architettoniche negli impianti sportivi e a pretendere il rispetto delle normative esistenti.

Si tratta di un lavoro gravoso che dovrà essere condiviso dai Governatori.

Al loro interno i Distretti possono suggerire azioni, affidate alla libera scelta di attuazione da parte dei club.

Il Referente Distrettuale ha compiti di coordinamento dei vari responsabili dei Club, ma anche di stimolo, di proposta e di collegamento fra loro.

Si possono attuare progetti comuni, ma si può anche semplicemente diffondere la conoscenza di iniziative che i Club autonomamente producono.

Venendo ai Club, qui si comincia a comprendere le potenzialità e l’efficacia immediata di iniziative concrete sul territorio e l’impegno fattivo dei panathleti.

Non illudiamoci, infatti, che il P.I. possa ottenere chissà quali risultati nell’azione internazionale.

L’aiuto offerto dal Panathlon alle recenti Parolimpiadi di Torino 2006, ad esempio, non è certo merito del P.I., ma va ascritto alla passione e allo spirito di servizio di club e di singoli panathleti.

Per questo il Multidistretto Italia-San Marino ha voluto opportunamente rendere loro onore chiamandoli all’incontro in Assemblea con il Presidente di TOROC 2006, ing. Valentino Castellani.

Vi è stato un vicendevole e grato scambio di riconoscimento e apprezzamento. L’esempio dei volontari alle Paralimpiadi dimostra che l’impegno personale conta molto di più di tante parole e che l’entusiasmo delle persone è l’arma vincente, per ottenere risultati. Non serve però che ci siano occasioni così eclatanti. Quello spirito va messo anche nelle azioni più semplici. Al di là di singole iniziative di aiuto finanziario e/o morale - che non producono effetti duraturi – i Club possono sviluppare, ad esempio, il rapporto con la Scuola per diffondere la cultura del diverso. In essa rientrano i disabili, ma rientrano anche gli appartenenti a razze ed etnie diverse e tutti coloro che la società degli egoismi e dell’esclusione relega in enclavi e priva di diritti.

E’ ai cosiddetti normodotati che forse dobbiamo rivolgerci.

E’ a coloro che non sanno, che non vedono o non vogliono vedere, che dobbiamo illuminare l’anima e la ragione. In questo senso e restando al campo dei disabili, emblematica è l’azione che da anni svolge Fabio Presca per conto e in nome del Club di Padova.

Un’azione paziente, continua, rispettosa che l’ha portato a frequentare un sempre maggior numero di scuole della sua provincia, per mettere i ragazzi e le ragazze di fronte ai molti interrogativi che i meno fortunati fra loro pongono. Il rispetto della persona non può variare a seconda del valore della pelle o della religione, così come non può scomporsi di fronte ad un disabile fisico o mentale. Centralità della persona, dunque. Riconoscimento di diritti e di doveri; da entrambe le parti.

Al di là dei discorsi, che pure trovano sempre attenzione e rispetto, Presca e i suoi collaboratori propongono la sperimentazione di situazioni e strumenti abituali per i disabili. Cosa significa giocare a basket o a tennis stando seduti su una carrozzella? Quali situazioni può vivere concretamente un non vedente per praticare uno sport? I ragazzi che hanno modo di provare a calarsi in queste situazioni, anche solo fare un breve percorso spingendosi su una carrozzella oppure bendati, realizzano quali possano essere le abilità di un paraplegico o di un cieco in una gara di sci o su una rotta al timone di una barca a vela; simili esperienze possono far capire loro la fatica e la determinazione per correre una maratona o disputare un incontro di basket. Il loro messaggio esprime voglia di vivere, è dare senso e valore alla vita; è dimostrare che l’uomo ha capacità di adattamento straordinarie e attraverso la volontà può raggiungere qualsiasi traguardo umanamente perseguibile. Di qui nasce rispetto, che non deve mai essere confuso con pietismo, e spirito di emulazione quanto ad impegno e sacrificio.

Il successo di un simile approccio da parte di Fabio Presca, si misura sui 28 istituti visitati, le 28 conferenze tenute, di cui 26 con dimostrazioni, 310 insegnanti coinvolti e 3050 studenti avvicinati, solo nell’ultimo anno scolastico.

Vademecum degli interventi è la pubblicazione realizzata dal Club di Padova nel 2003 nell’occasione dell’Anno Europeo dei Disabili, dal titolo “1 ora X i disabili”.

Non è più il Club che si propone per queste azioni; sono le scuole e le istituzioni pubbliche – comuni e Provincia – che chiedono al Club di Padova di prestare quest’opera preziosa ed in qualche caso le richieste, quando non sono programmate per tempo, non possono essere tutte soddisfatte. Questo è un format d’intervento che è in perfetta sintonia con la finalità culturale del Panathlon, che richiede lavoro assiduo, soprattutto continuo e non episodico ed è ampiamente apprezzato. Da cui visibilità, credibilità, autorevolezza.

E’ un modo concreto per diventare punto di riferimento per gli aspetti educativi a favore di una cultura che ci faccia superare barriere architettoniche e psicologiche.

La strada è tracciata e viene ogni anno percorsa. Sta a noi, singoli e club, imboccarla con decisione.


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01/10/2008

 


 
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